ETIMOLOGICAMENTE

NATURA, TERRA, FISICO, CORPO

Vi prego la massima attenzione per cogliere il filo conduttore su questi termini, sicché possiamo comprendere la globalità e pienezza di un concetto:
NATURA si intende per quello che si vede NASCERE (la parola natura viene da "nascor" = nascere), mentre nascituro è il significato greco di PHYSIS cioè fisica, vale a sire quello che noi intendiamo per CORPO (il corpo fisico), donde anche la conseguenza di MATER materia fisica e questa materia a sua volta è la terra, l'energia e l'ESSERE in ogni manifestazione (essenza). E' come se da una parola nascesse un altra, sono collegate da uno spirito comune che io chiamo VITA VERA = verità vissuta donde REALTÀ.

Vi consiglio sempre di studiare l'etimologia delle parole, sono un grembo di luce illimitato!.



DIO
La parola deriva dalla radice etimologica ariana div- che indica la luce, ciò che splende. Da cui il latino Deus = Dio, dies = giorno cioè la parte della giornata caratterizzata dalla luce. In definitiva Dio è Colui il quale illumina il creato, gli dona forma ed esistenza attraverso la Sua stessa Essenza che è Luce, salvandolo dalle tenebre del nulla... La luce a sua volta è energia ed ogni cosa è fatta di energia, per cui Dio è la vitalità insita in ogni cosa, in ogni persona, in ogni essere.
 



INTELLIGENZA
L'etimologia della parola intelligenza si fa risalire all'avverbio latino INTUS = dentro ed al verbo latino LEGERE = leggere, significa la capacità di leggere comprendere o capire una cosa dentro, quindi in profondità. Una seconda interpretazione proviene dalla preposizione INTER = tra. Per cui, intelligenza sarebbe la capacità di leggere (...tra le righe), di scoprire relazioni ed inter-connessioni tra i vari aspetti della realtà. Oggi molti confondono l'intelligenza con le capacità per esempio di riferire informazione, quindi ripetere quello che sentono o leggono, costoro non sono intelligenti ma comunicativi con eloquenza. Le persone veramente intelligente sono poche.




MOSTRO
Questa è una parola che ha bisogno di riscatto, il cui significato ha subito una deformazione a dir poco mostruosa. Mostro dal verbo mostrare, far vedere, ancor di più, viene dal latino lat. monstrum «prodigio, portento», dal tema di monere «avvisare, ammonire». Nell'antichità lo si usava quando gli dei volevano avvertire qualcuno, far vedere un loro portento, un'opera mostruosa, cioè divina, fuori dal normale, un fenomeno quindi non contro natura ma soprannaturale. Il mostro non era quindi affatto da temere, anzi tutto il contrario, era una visione rivelatrice, liberatoria. Saggi, alchimisti, maghi, eremiti... non facevano altro che cercare di scrutare nelle profondità della loro anima i loro mostri, senza alcuna paura, perchè questi mostri mostravano loro le loro vere sembianze nascoste e quindi divine. Una volta perso il senso divino del mostro divenne poi col tempo solo sinistro, infernale, contro natura, il mostro da allora è da evitare, da non vederlo, da temerlo, non ha più niente da mostrare, che peccato!!!. 


PREOCCUPAZIONE
Siamo spesso invasi, afflitti o presi da qualche preoccupazione? Ebbene, cerchiamo di smontare etimologicamente il suo significato. Deriva dal verbo latino capĕre «prendere» un posto, occupare un luogo, uno spazio e la preposizione anteriore Pre = prima, donde Pre-occuparsi. Dunque è prendere un posto, un occupazione prima ancora di averla fatta, sarebbe come sedermi su una sedia che ancora non c'è, come essere fidanzato di una ragazza ma lei non lo sa. Vi sembra assurdo vero? infatti il pre-occuparsi è una tendenza mentale e sentimentale malata, fuorviante, dannosa, viziosa. Non ti devi pre-occupare, ti devi invece occupare, devi prendere il posto subito piuttosto che pensarci soltanto prima (pre). In parole povere è farsi seghe mentali, castelli per l'aria, lottare con giganti donchisciotteschi quando in realtà sono mulini a vento.  Mente e Cuore vanno occupati non preoccupati, occupati in qualcosa di concreto e non preoccupati in qualcosa di effimero e fantasmagorico, perchè di solito quelle sono le preoccupazioni: incubi ad occhi aperti.


CRISI

L'etimologia di crisi deriva senza dubbio dal verbo greco KRINO = separare, cernere, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare. Nell'uso comune ha assunto un'accezione negativa in quanto vuole significare un peggioramento di una situazione, in realtà la crisi è un momento uguale al BIVIO, dove si deve fare una scelta per rinunciare a qualcosa e scegliere un altra. Dunque è un segno di crescita, di evoluzione, l'essere in crisi, vuol dire che sei arrivato ad un bivio (smettere con i giocattoli da fanciullo ed avviarti con gli amici all'adolescenza per esempio), devi prendere una decisione fondamentale per proseguire. La crisi non è uno ostacolo ma un gradino oltre il quale si avanza. Crisi viene anche dal κρίνω che è la separazione che fa una lama di un coltello, un taglio; dire "sono in crisi" era come dire sono sul filo di un rasoio, noi diciamo essere tra il martello e l'incudine, ma è lo stesso, è un momento decisivo di scelta.


UOMO ...  L'ESSERE UMANO ...  LE PERSONE
La parola uomo deriva dalla radice sanscrita bhu- che successivamente divenne hu- (da cui anche humus = terra). Uomo significa quindi "creatura generata dalla terra". Vi ricorda nulla il racconto biblico della creazione dell'uomo in cui si narra che Dio plasma l'uomo dal fango e poi vi alita il Suo Soffio Vitale ? Infatti Adamo viene dal
l'ebraico אָדָם (Adam), che significa letteralmente "essere umano", per cui Dio non creò un solo uomo, ma l'umanità in generale. Nelle lingue accadiche invece adamu significa "fatto, creato": Eva non corrisponde in realtà ad una traduzione molto azzeccata, in verità sarebbe Adama dal ebraico "il suolo" donde avrebbe tutto un senso dire che Adamo (l'essere umano) proviene da Adama (la terra). Penso che sarebbe molti più dignitoso se iniziassimo ad eliminare il vocabolo sessista di "uomo" riferito a tutto il genere umano, compreso anche la donna. Io preferisco sempre parlare di persone o esseri umani quando faccio riferimento all'uomo in generale. 



ARTE
L'etimologia della parola arte sembra derivi dalla radice ariana AR- che in sanscrito significa andare verso, ed in senso traslato, adattare, fare, produrre. Questa radice la ritroviamo nel latino ars, artis, quindi la parola arte aveva un'accezione pratica nel senso di abilità in un'attività produttiva, la tua dimestichezza, la capacità di fare armonicamente, in maniera adatta.
Dunque l'artista è chi sa andare verso una direzione giusta anche se non sa dove di preciso sia questa giustizia, la strada la fa strada facendo ma non ha una strada già prefissata o precisa, sa di andare verso la meta anche se non sa dove sia questa meta, arte è avere una bussola nel cuore che indica l'infinito anche se non sai dove possa finire l'infinito perchè in realtà non finisce. 
Arte è fare un perchè senza bisogno di avere un perchè. 





ACQUA
L'etimologia della parola acqua si ricollega alla radice indoeuropea ak- = piegare. La stessa radice è presente nel sanscrito ak-na = piegato e nel sanscrito ap = succo, acqua e nello zendo afs = umore, acqua. In altre parole è la capacità dell'acqua di adattarsi a prendere ogni forma, si piega, si modella ovunque. 
Se pensiamo invece alla sua composizione chimica (H2O) il significato è meraviglioso: 
H = l'atomo più semplice in assoluto, un solo protone e un solo elettrone per dare spazio di mutare in altre strutture più complesse formando quindi una memoria.
O = elemento che si lega con qualsiasi altro elemento formando le connessioni e in grado di dare energia alla vita
H2O sta a significare l'energia della vita si consuma prendendo con sè (nella sua memoria) vitta la vita che permea ed avvolge. Mentre l'idrogeno è un combustibile (Brucia), l'Ossigeno è un comburente (aiuta a bruciare). il 2 è la misura giusta che li unisce, come nell'accoppiamento della natura duale di ogni cosa. 

BIGOTTO
L'etimologia della parola "bigotto" risale al francese bigot, come aggettivo dispregiativo dato ai Tedeschi per la loro ricorrente esclamazione bî Gott, nell'antico alto tedesco = per Dio, corrispondente al l'attuale espressione inglese "oh my God". Tutt'oggi utilizzato come dispregiativo per indicare chi segue in maniera esagerata pratiche religiose, dando più importanza al loro aspetto esteriore e meno al loro valore intrinseco.

CIELO
Il termine cielo viene dal latino caelum = regione tagliata e delimitata, correlate rispettivamente al greco κοῖλος (koilos) con il significato di cavo, incavato, e si rifà ad una radice ku- con il senso di essere convesso, cioè la volta celeste. In alcune lingue antiche e moderne si usano due parole differenti per distinguere il cielo terrestre e quello spirituale. In inglese sky (di origine nordica) è il cielo in senso comune o scientifico e heaven è il cielo in senso religioso. In ebraico i ḫamayīm – i cieli al plurale – hanno un riferimento religioso e raqia è il firmamento.




AMORE
Dal latino: AMARE, dalla radice indoeuropea [ka] desiderare o Kamare o come riKAmare, quindi è l'energia ed il sentimento di contraccambiare flussi desiderati, espressioni di piena e profonda ammirazione, verbali o tattili e ricAMARLI intrecciandoli da una persona all'altra. Un'etimologia difficilmente comprovabile ma estremamente poetica vuole che derivi dal latino "a-mors" senza morte.








ODIARE
Dal greco OTH-EO = rompersi urtandosi o strappandosi, e dalla radice indoeuropea VADH = allontanare respingendosi; l'odio quindi è quella forza che ha compresa un mucchio di forze negative: urto, strappo, ferire, allontanare e dividere.







OSSERVARE
Noi abbiamo dei sensi esterni a cui diamo tanta importanza, ma anche ad essi corrispondono i sensi interni di cui molti ignorano persino l'esistenza. Con gli occhi vediamo le cose, le guardiamo, ma molti si fermano lì, ovvio non avendo una vita interiore, non avendo un occhio aperto dentro l'anima, non riescono a cogliere l'essenza di ciò che vedono, infatti chi guarda col cuore, chi vede con l'intelletto, va oltre, sono persone che OSSERVANO, dal latino OB e SERVARE, quindi OB sta per guardare avanti sopra sotto ai lati cioè dappertutto, mentre SERVARE sta per custodire, salvare, tenersi con sè quello che si è visto. Viviamo in un mondo di guardoni, gente che vede a semplice vista le cose ma non le coglie, vede le persone ma non le conosce nemmeno. Abbiamo pochi osservatori, le persone che osservano fanno del loro mondo interiore un osservatorio, sì come quelli astronomici o botanici o militari o scientifici, a loro non sfugge nulla, hanno l'occhio come si suol dire Divino, accompagnato da un profondo silenzio, infatti mentre coloro che guardano e vedono le cose con superficialità spesso sono gente chiassosa e pettegola, per cui alla fin dei conti vedono e guardano tutto ma non osservano niente e di conseguenza niente pure capiscono. 


EMOZIONE
Noi viviamo di emozioni eppure pochi conoscono il significato di questa meravigliosa parola, spesso confusa anche con la passione o con il sentimento. Già dall'etimologia si apre un universo di comprensione; dal latino exmovere (ex = fuori + movere =muovere), cioè è quella forza (motion - da motore) che ci spinge fuori di noi stessi, è il movimento che ci scuote dentro e ci tira fuori, è la vibrazione dell'anima. Attenti adesso: se è la vibrazione è anche una frequenza e ben sapete che noi essendo energia viviamo in base alle frequenze. Per sintonizzarci su una stazione di una Radio dobbiamo per esempio cogliere la sua frequenza e basta una minima interferenza che la Radio non si ascolta bene. Dunque quando sentiamo un emozione vuol dire che la nostra parte interiore ha trovato o sentito dentro di noi un qualcosa che fuori la attira. L'emozione è la porta o nesso tra il nostro universo interno e tutti i mondi fuori esterni disponibili e possibili. E' il radar dell'anima, ci indica dove essa si muove, come la passione non è nè buona nè cattiva, indica e basta ma non giudica, inutile giudicare le emozioni, non hanno compassione, complicità, partecipazione tanto meno hanno libertà. È il picco più potente dell'animo. La morale religiosa e alcune correnti spiritualistiche sbagliano sempre nel voler giudicare e sopratutto controllare le emozioni, perchè non sono controllabili in modo dispotico (rigido, con regole) ma possono essere solo comprese in modo politico (flessibile, con dialogo e patti). Inutile dire ad una ragazza innamorata di non vedere il suo amore, unitile dire ad un drogato di non prendere la cocaina, inutile dire ad un fumatore di smettere, per quanto la ragione capisca il tuo consiglio il suo cuore non lo ubbidirà mai. Le emozioni quindi in quanto frequenze, vanno orientate con la giusta posizione magnetica (la legge dell'attrazione), dunque siccome le emozioni sono di polarità negativa (sede il cuore, senza immagini, donde l'impossibilità di descrivere un emozione) devi imparare a dare un immagine positiva a quell'emozione (sede la testa, con immagini), in questo modo negativo e positivo si attraggono. La difficoltà sta nella capacità mentale di dare un IMMAGINE (o ragione) positiva a ciò che si desidera, perchè qui entra in ballo la seconda forza del magnetismo, la polarità: se è femminile è negativa e puoi solo RICEVERE quell'emozione, ma se è positiva maschile la puoi soltanto DONARE. Se impari a distinguere questo passaggio (cioè quando puoi donare e quando devi aspettare per ricevere) potrai con l'emozione (motore) creare la materia (l'immagine che si incarna... il Verbo si fece Carne). Devi come una calamita sapere da che lato metterti, perchè se fate caso le calamite dal lato giusto si attraggono ma da quello sbagliato si respingono. Quindi oltre alla polarità della vostra emozione dovete osservare qual è la polarità dell'oggetto desiderato e qui si complica il tutto perchè crediamo che l'altro è positivo invece potrebbe essere negativo, oppure è un oggetto aperto a ricevere e noi non siamo pronti a dare e vogliamo pure noi ricevere, e ancora, magari l'oggetto è in alto come frequenza e noi non siamo disposti a metterci in basso e infine l'oggetto è aperto e noi chiusi... è in questo spiraglio di onde sonore e microonde magnetiche che le nostre emozioni o si perdono o si realizzano. Testa e cuore devono sintonizzarsi per capire la giusta coordinata dell'emozione e poter realizzare sia ciò che pensi quanto ciò che senti. 


GRAZIE
Una parola bellissima, carica di significati, arcobalenica nelle sue sfumature, vediamo: ha le sue radice nel greco "charis" che significa "rendere felici gli altri con benevolenza e gratitudine", quindi riconoscere il bene altrui, donde proviene anche la parola charitas che significa "ciò che suscita in noi affetto". Dunque è una parola carica di sentimenti: gratitudine, piacevolezza, amicizia, simpatia, riconoscenza, affetto... Dire grazie è come lanciare una molla in aria piena di ghirlande di tutti i colori. Ma ... peccato che la parola grazie, come caritas a cui è legata, nell'ambito commerciale e quindi sociale si è snaturalizzata: caritas diventa elemosina, dare qualcosa gratis e donde poi dire "grazie" è un ripagare qualcosa di gratis. Da ciò possiamo anche capire perchè oggi sempre di più si dice meno "grazie" perchè oggi tutto ha un prezzo e pochi fanno le cose per nulla, senza interesse, niente è gratis si dice. Anzi a livello commerciale quando ci dicono che qualcosa è "gratis" ci insospettiamo e pensiamo che forse non è buona la merce oppure se qualcuno ci fa un favore gratis pensiamo che trama qualche tornaconto dopo. La gratuita invece è alla base dell'Amore che non ha interessi, che fa le cose per nulla, per il semplice fatto di volerle bene. Ringrazieresti se qualcuno ti fa un torto? penso che in pochi lo farebbero invece si dovrebbe ringraziare perchè quel torto ci farà in qualche modo crescere, ci rivela che persone abbiamo davanti, ci indica la strada giusta in modo indiretto. Come vedete la "grazia" è ovunque, è un dono gratuito, basta avere quella sensibilità di gratitudine e riconoscenza per scoprirla ovunque. Molti oggi non ringrazia perchè pensano a a loro tutto è dovuto, anzi pretendono pure e qualora non si dia loro questa grazia persino si offendono. Penso ci sia bisogno di educare già da bambini a dire grazie col cuore, a vedere la bellezza di ogni cosa, a riconoscerla con gratitudine cioè con amore e darle grazie, cioè colore, affetto, valore, amore.


EDUCARE E/O INSEGNARE
C'è un abisso tra educare ed insegnare, lo si capisce dall'etimologia. Educare vuol dire tirare fuori dall'allievo quello che lui ha, la sua essenza, la sua sapienza, le sue qualità, mentre insegnare vuol dire metterli dentro quello che l'insegnante sa e vuole. In altre parole l'insegnante ti insegna a pensare come lui mentre l'educatore ti fa scoprire come pensare da solo, senza di lui. Educare, dal latino e (fuori) ducare (condurre) quindi tirar fuori. L'insegnare dal latino in (dentro) signare (imprimere segni), quindi è marchiarti dentro, il classico lavaggio di cervello. Nelle nostre scuole possiamo tristemente dire che ci sono solo insegnanti, perchè seguono un programma, guai se insegnano altro (starebbero educando). Pensate a chi insegna arte, l'arte è una espressione libera dell'anima, va scoperta, non va insegnata, eppure ci sono scuole d'arte, l'assoluta contraddizione (ragione aveva Picasso a dire che l'accademia d'arte è la tomba degli artisti). L'educatore fa domande ma non si aspetta le sue stesse risposte, ma attraverso le risposte dell'allievo lo conduce a far si che l'allievo scopra cosa ha dentro (era il metodo socratico) in questo modo le risposte non sono esatte, come la matematica, ma libere espressioni dove c'è spazio per lo sbaglio che fa parte dell'apprendimento, senza seminare il terrore della sconfitta. Chi educa non dà voti ma complimenti o consigli, l'insegnante con i voti tiene in mano il coltello dalla parte del manico, può facilmente abusare del suo falso potere e il peggio, induce gli allievi alla gara, alla competizione, al carrierismo, quindi lontani dal sapere, perchè l'obiettivo è la vittoria non la conoscenza. L'educatore chiede "come stai? ti interessa? ti piace questo argomento?"... l'insegnante invece è un carro armato che crea barriere, ansie e differenze, non chiede mai nulla di personale. L'Educatore dà fiducia, l'insegnante invece spinge gli allievi a guadagnarsi la sua fiducia insegnando loro a diventare quindi dei leccapiedi e dei ruffiani per aggraziarsi l'insegnati (prassi della mafia, è questo il pizzo degli studenti, diventeranno le bustarelle nel mondo del commercio). L'educatore ascolta, l'insegnate parla e basta, anzi mentre l'educatore non ha problemi a dire che certe cose non le sa e che anche lui sbaglia, l'insegnante ha sempre ragione. 

ONORARE
Questa parola ha subito nel tempo una deformazione terrificante, è stata avvilita perchè inizialmente significava una carica pubblica, cioè "Honor" era quel titolo come la laurea che si acquistava col tempo dopo aver svolto una carriera, un impegno, un incarico, era quindi qualcosa di MERITATO di guadagnato con tanto sacrificio, non lo si può chiedere o invocare come una reputazione morale di diritto. Facciamo un esempio lampante: onorare il padre e la madre, questo è diventato persino un comandamento cristiano, ma non lo si può chiedere a prescindere di come quel uomo svolge il suo ruolo di padre o quella donna si comporta da madre, se loro non svolgono quel "Honor" cioè carriera o mestiere o vocazione in modo ONOREVOLE, non possono essere degni di lode e di onore. Mentre a noi la morale ha imposto il tacito silenzio assoluto di dire che i nostri genitori sono bravi, altrimenti sensi di colpa e condanne ci piovono addosso. Anzi se i miei genitori non sanno fare da genitori onorarli vuol dure capire i loro sbagli, come dar loro un voto alla loro "Honor" o carriera. Se per paura, per condizionamenti morali, per sensi di colpa o altro, io sono costretto a dire che amo i miei genitori (quando magari sono stati degli scellerati) sarebbe una mancanza di ONORE, è come dare ad un bambino un 10 e lode in matematica quando non sa fare 2+2. Onorare mio padre è dargli una bocciatura qualora lui fosse stato un bastardo, perchè non c'è onore dove non c'è verità e non c'è libertà dove non c'è verità. Se non abbiamo il coraggio di onorare un genitore cattivo, non spezzeremo la catena psichica e a sua volta noi (in quanto figli non realizzati) trasmetteremo ai nostri figli un genitore senza onore, perchè io posso essere genitore soltanto nella misura in cui mi sono realizzato come figlio. Sarò figlio onorevole quando riuscirò a diventare padre e madre di me stesso (distacco psicologico dal cordone ombelicale interiore genitoriale) e questo avviene soltanto se riesco ad onorare padre e male sia nel bene che nel male. Onorare in greco significa VALUTARE non è quindi un voto sempre positivo o buono a prescindere. E' un ammirazione guadagnata per il merito non per il rango, altrimenti diventiamo dei leccapiedi soltanto perchè il grande, il potente, il genitore richiede l'onore in modo dispotico o politico. Aver fatto del onore un comandamento
(devi onorare tuo padre e tua madre) è uno stupro psicologico di cui oggi molti ancora subiscono dei terribili traumi nei confronti di genitori e padroni, di ogni personaggio che ci sta sopra (professori, datori di lavoro, politici) e potrebbero farci del male, dunque li onoriamo per paura ma non per merito. L'onore è una di quelle parole che si sono prostituite nel tempo e si sono svuotate della loro essenza.

Nessun commento:

Posta un commento