PECCATI CAPITALI

IL VIZIO
Il vizio è un'abitudine umana negativa, che spinge l'individuo ad un comportamento nocivo normalmente ripetitivo. Il comportamento può essere legato ad un atteggiamento personale, dipendente da diversi fattori, o legato ad agenti esterni come il fumo, l'alcol o la droga.
Aristotele individuò i cosiddetti vizi capitali: ira, accidia, lussuria, avarizia, gola, invidia, superbia. Ma questi 7 come tentacoli spargono le sue radici e si moltiplicano in una catena ben lunga sinuosa tortuosa e resistente di comportamento nocivi.

Un vizio è come un amore, 
non c'è niente che non gli si sacrifichi.
Rémy de Gourmont






IL VIZIO E' PIÙ DILETTEVOLE DELLA VIRTÙ

La fatalità del vizio è che si copre di piacere spensieratezza e facilità, solletica la nostra parte più rude, convince la nostra dimensione più ignorante e meno progredita. Non si biasimi sempre il vizio: c’è chi soltanto grazie ad esso ha potuto raschiare un po’ di vita dal fondo della propria magra esistenza. Se molti sapessero che è più facile uscire da un vizio che tenerlo a bada soffrirebbero meno, ma siccome vogliono goderne di più di quel vizio non sanno che la pace si trova nella tosta virtù. Nella anima illuminata il vizio non ha nessun attrazione come non ce l'ha neppure la virtù e nessuna delle due ne fanno presa sul suo cuore, essendone padrone sa quando comportarsi da schiavo.





INVIDIA
Dicono che sia la stizza per le riuscite altrui
o il desiderare la roba d’altri. È molto peggio.
È il desiderare ciò che desiderano gli altri
e non ciò che desideri tu;
e il detestare ciò che detestano gli altri
e non ciò che detesti tu.
Viene da IN-VIDERE,
cioè: «guardare nel guardare altrui»
o anche: «non riuscire a guardare (da soli)».
DIFFUSIONE DELL’INVIDIA: altissima,
a causa della pubblicità
che da quando siamo nati ci pone altri come esempio.
CONSEGUENZE DELL’INVIDIA: asservimento,
conformismo, perdita di identità,
paura di dire, pensare, sentire cose originali.
COME USCIRNE: prima sii te stesso
(è terribilmente semplice)
- Igor Sibaldi -




L'INVIDIA
Molte persone quando non sanno cosa fare con la loro vita, non possono far altro che dedicarsi a distruggere quella degli altri. L'Invidia nasce da una grande mancanza di personalità, il non sapere essere se stessi ci porta a confrontarci continuamente con gli altri: se l'altro vive meglio di me, se ha una casa migliore della mia, se il suo partner la vuole come il mio, se è bella più di me, se si veste alla moda e via dicendo all'infinito. L'invidia corrode il pensiero come la ruggine il ferro: L'invidioso soffre di un complesso d'inferiorità e non trova altri mezzi per sopravvivere che vedere gli altri dall'alto delle sue illusione avvelenate. Sappi che se qualcuno ti invidia è perchè inconsciamente ti loda. Chi ti critica senza amore (quindi in maniera distruttiva) è perchè vorrebbe amarti e non ce la fa: tu sei meglio di lui e questo non gli va giù. Chi ti vuol bene è contento che tu sia buono, bello, bravo, ricco, non si confronta mai con te, perchè sa essere se stesso e questo gli basta. L'invidia è una passione timida e vergognosa che non si osa confessare perchè è un odio sottile che non si vuole riconoscere, per questo spesso chi ti invidia finge di apprezzarti e ti fa falsi sorrisi stretti di convenienza costretta. L'invidia è la religione dei mediocri : vogliono farsi lodare dagli altri senza nessun merito.



INVIDIA
Se qualcuno vuole buttarti giù
non darti pensiero nè dar retta costui
questa è la prova che l'altro
ti vede sopra di lui. Non fare però l'altezzoso,
non l'aiuteresti in nulla, mentre il tuo silenzio
discrezione comprensione e tranquillità
sono la miglior dimostrazione della tua personalità.
L'invidioso possiede delle buone qualità che possono anche essere riconosciute, ma non le considera sufficienti e si ritiene un incapace, per aiutare un invidioso dovresti valutarlo per quello che ha di buono, in questo modo lo aiuteresti a prima ad avere autostima e secondo a non farti vedere come un rivale. Le radici dell'invidia si trovano in altri vizi come la gelosia e l'avarizia. Non dimenticate che un vizio spesso si collega promuove e fomenta altro, agiscono sempre a catena.

L'invidia è quel sentimento che nasce nell'istante in cui ti senti un fallito e vuoi nasconderlo criticando gli altri.


INVIDIA
Il termine invidia può avere un altro significato etimologico diverso da quello visto poc'anzi: dal latino in - come avversativo - e videre, guardare contro, ostilmente, biecamente o genericamente guardare male, quindi "gettare il malocchio", è una condizione o uno stato d’animo per cui si ha il desiderio ambivalente di possedere ciò che gli altri possiedono, oppure che gli altri perdano quello che possiedono. La persona invidiosa guarda sempre l'altro come un rivale e ciò nasce da non aver valore in se stesso, un profondo senso d'inferiorità lo porta sempre a sottovalutare gli altri per sentirsi al loro livello o, meglio, per far sentire gli altri al suo basso livello.
Quando l'invidia diventa patologica è pericolosa: l'invidioso non trova un altro mezzo di superare l'altro che eliminandolo, non sa lavorare sulle proprie qualità quindi uccide l'altro per non avere concorrenti.



L'INVIDIA NASCE DAL NON SAPERE CHI SEI
Viviamo in una società che ci educa e ci forma ad essere potenzialmente e pericolosamente degli invidiosi, perchè? già da piccoli viviamo nel paragone, gli altri sono solo un metro per misurarci: chi è più bello, più forte, più intelligente. A scuola i voti tristemente servono più ad accrescere questa avidità dell'ego che non a valutare la conoscenza personale. Nel mondo del commercio poi ci costringono all'omologazione quindi a seguire uno standard: avere tutti quella villa, quel lavoro, le donne ad avere quella misura di seni, avere soldi in banca, ecc... e il risultato? la lotta cieca e l'invidia verso chi si avvicina ai modelli ideali, ma a sua volta costui invidia chi sta più sù di lui, perchè sempre avrà uno al di sopra, l'erba di ogni vicino è sempre più verde della mia. Il paragonarsi è un atteggiamento molto sciocco: ogni persona è unica e incomparabile. Quando arrivi a questa comprensione, l'invidia scompare. Ogni persona è unica e incomparabile. Sei te stesso: nessuno è mai stato uguale a te, e nessuno lo sarà mai. E non hai alcun bisogno di essere uguale a qualcun altro. Il divino crea solo originali, non crede nelle fotocopie.
A causa dell'invidia diventi falso, inizi a fingere. Inizi a pretendere di avere ciò che non hai, inizi a fingere di avere ciò che non puoi avere, ciò che per te non è naturale. Diventi sempre più falso. Quando imiti gli altri, quando entri in competizione con gli altri, che altro puoi fare? Se qualcuno ha qualcosa e tu non ce l'hai, e non hai la capacità naturale di averla, l'invidia ti può spingere a rubare quello che ha l'altro oppure a distruggere le cose altrui e in casi peggiori a levare l'altro di mezzo (la matrigna di BiancaNeve ne è l'esempio). La Gelosia è figlia dell'invidia e dell'odio, il male genera male, è una catena, spezzala; l'uomo geloso vive in un inferno. Smetti di paragonarti, e l'invidia scompare, insieme alla cattiveria e alla falsità. Ma puoi smettere di paragonare solo se inizi a coltivare i tuoi tesori interiori; non c'è altro modo.
Cresci, matura, diventa un individuo sempre più autentico.




INDIFFERENZA O ATTENZIONE INDIRETTA ?
Ci sono due tipi d'indifferenza (le cause sono infinite come le persone, ma per essere più preciso seguo la regola Yin-Yang, quindi mi limito ai due estremi tutte le altre cause convergono a queste due radici): quella più comune che è studiata, cioè lo si fa di proposito, si vuole essere indifferente, ma in realtà se lo fai di proposito inconsciamente ci stai pensando a ferire a chi vuoi dimostrati indifferente; quindi non sei indifferente, anzi lo fai per attirare indirettamente l'attenzione... è un modo di farsi voler bene o di attirare l'attenzione o di vendicarsi per un fallimento... è un atteggiamento di chi subendo un torto d'inferiorità lo vuole sostituire con un comportamento di superiorità; in realtà l'indifferenza dimostra in questo caso di aver voluto tanta attenzione, è un ignaro fallito. Una persona matura non è mai indifferente, ma sa dare attenzione sia a chi gliela chiede per quanto questi non se la meritasse e a chi non la merita la sua attenzione se vede che ne ha proprio bisogno, ecco la seconda indifferenza: quella vera che non è in realtà indifferenza ma dimenticanza o mancata attenzione, quella che ti scordi proprio una cosa o di una persona perchè non ti interessa, perchè davvero non ci pensi, ma non per dispetto, questo atteggiamento è spontaneo, genuino e senza la malizia che ha il primo. Dunque, se stai a parlare e a dare mille ragioni del perchè sei indiferente veros una persona, ricordati che proprio in questo momento e in questo modo gli stai dedicando tempo e pensieri ed attenzioni.

L'invidia è quel sentimento che nasce nell'istante in cui ti senti un fallito e vuoi nasconderlo criticando gli altri che hanno avuto quelle possibilità a te negate, ma in verità gli altri c'entrano poco o niente, non sempre possono condividere con noi la loro fortuna, ma siamo noi che possiamo nell'accettazione raggiungere quella ricchezza del sapere che in quanto persone siamo tutti uguali ed interiormente abbiamo tutti le stesso possibilità di essere migliori. Su questo piano superiore l'invidia non solo non esiste più, ma non puoi più crederti nemmeno migliore dell'altro per il fatto che non sei invidioso, non ne trai nessun gusto. 



LEVIATAN 
Il demone che viene collegato all'invidia è il Leviatan, bestia marina dell’Antico Testamento. Appare tra gli altri passi nel libro di Giobbe: “Puoi tu pescare il Leviatan con l’amo e tener ferma la sua lingua con una corda?”. Infatti è la lingua il punto debole dell'invidioso, è quella che viene fuori a dimostrarci che sotto le sue profondità si nasconde un mostro gigantesco. 

IRA
È la diretta conseguenza dell’aver ragione.
Chi pensa di aver ragione chiude il suo campo visivo
perché se si guardasse intorno potrebbe avere dubbi;
e per proteggere la propria chiusura si irrita,
parla forte per non sentire, aggredisce
e odia.
DIFFUSIONE DELL’IRA: è stata, a lungo,
il vizio principale dell’Occidente
quando, per ira, sterminavamo popoli interi
che ai nostri occhi avevano torto
a vivere diversamente da noi.
CONSEGUENZE DELL’IRA: ottusità,
stasi, profonda noia interiore inconfessata,
rancori, e in seguito rimorsi e rimpianti;
si sa: nella vita o hai ragione o sei felice.
COME USCIRE DALL’IRA: ogni volta che sostieni un’idea
chiedi all’interlocutore, con sincera curiosità:
«E tu cosa ne pensi?»
Prendi questa abitudine.
Fa miracoli.
- Igor Sibaldi -



L'IRA UMANA E DIVINA
E' un impulso che conosciamo tutti, anche con diversi termini: furia, collera o più comunemente ed impropriamente come rabbia. E' uno scatto interno, come uno scoppio vulcanico capace di rompere i nostri freni inibitori. Per Platone l'anima ha un compito razionale ed è quello di regolare, come le briglie con i cavalli, alcuni impulsi, due per la precisione: la parte oscura, la brama, con parola più tecnica «concupiscenza» (epithymía) nell’ambito degli «appetiti» e poi la parte chiara, nel campo delle «repulsioni», lo «sdegno» (thymós) o irascibilità. Se vi s’installa un’abitudine cattiva, cattiva per il cattivo uso, ossia l’abuso, l’eccesso dello sdegno, quel vizio non è più l’«irascibilità» in sé, in latino ira, ma l’iracondia, ossia la smania di vendetta col far del male, la «libidine di vendicarsi». Nell'ira quindi perdiamo le staffe, le briglie: 
Impedit ira animum , ne possit cernere verum. 
L'ira impedisce all'animo di vedere la verità. E di fatto chi è in preda all'ira è come accecato, la ragione non agisce più. Dunque c'è un punto in cui l'ira diventa cattiva, peccaminosa iracondia (ira mala), il che ci fa valutare anche, come diceva già Aristotele, che esiste anche un moto di ira giusto, valido, che sorge a seguito di un torto subito, essendo funzionale a prevenire le ingiustizie, basta pensare all'ira di Gesù al tempi che manda a calci e pugni via i commercianti che fanno della religione un negozio. 


L'IRA DEI DEBOLI
Si pensa che l'ira sia una manifestazione dele persone violente, forti, molto potenti che scoppiano, invece spesso non è altro che una reazione che ha radici in una debolezza interiore, è una strategia di fronte alla paura; Il processo dell'ira tende a farci sentire pienamente giustificati nella nostra percezione della realtà. Dunque è l'urlo del debole che vuole salvare a tutti i costi i suoi limiti e nascondere le sue ferite. 
D'altra parte è da valuta l'ambiente di intolleranza sociale nel quale viviamo oltre che alla violenza gratuita che viene pubblicizzata in videogiochi e film di ogni genere, per non parlare poi del linguaggio spesso sottolineato in forma di violenza inutile sotto forme di parolacce e prese in giro appunto violente. Tutto questo contribuisce a vivere sempre con l'ira in agguato. 


I MILLE VOLTI DELL'IRA





















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Una distinzione nella manifestazione dell'ira può essere fatta tra "ira passiva" ed "ira aggressiva": forme, queste, che hanno sintomi caratteristici.

Ira passiva

Può manifestarsi nei seguenti modi:
  • Elusività: voltare le spalle agli altri, tirarsi indietro e diventare fobico.
  • Distacco: manifestare indifferenza, tenere il muso o fare sorrisi falsi.
  • Finta riservatezza: evitare il contatto visivo, spettegolare, minacciare in modo anonimo.
  • Autosacrificio: essere eccessivamente disponibili, accontentarsi di una seconda scelta, rifiutare aiuto.
  • Autobiasimazione: scusarsi eccessivamente, autocriticarsi ed accettare ogni critica.

Ira aggressiva

Può manifestarsi nei seguenti modi:
  • Distruttività: distruggere oggetti, ferire animali, rompere rapporti, abusare di droga.
  • Vendetta: essere punitivi, rifiutare di perdonare, rievocare ricordi spiacevoli.
  • Bullismo: intimidire o perseguitare le persone, prendersi gioco di elementi deboli della società.
  • Minaccia: spaventare le persone, tenere comportamenti pericolosi.
  • Esplosività: furia improvvisa, senso di frustrazione, attacco indiscriminato.
  • Egoismo: ignorare le esigenze altrui, rifiutare l'aiuto di chi è in difficoltà.
  • Sconsideratezza: tenere atteggiamenti pericolosi come guidare troppo velocemente e spendere denaro incoscientemente.
  • Vandalismo: danneggiare opere ed oggetti, compiere atti di teppismo o piromania. Comportamenti spesso associati al consumo di alcol e droghe.

Religione








Amon e l’Ira

Amon è un marchese dell’inferno che comanda quaranta legioni di demoni. Viene descritto come un lupo con la coda di serpente che getta fuoco, un uomo con la testa da corvo e i denti di cane o semplicemente un uomo con la testa di corvo.

Nella Bibbia non c’è un’allusione diretta a lui, anche se il suo nome potrebbe essere collegato ad Amon o Ben-Ami. Il suo nome, Amon, e la sua presenza non sono molto chiari, ma sono collegati all’ira, al sentimento non ordinato né controllato. Viene legato alla negazione della verità, e le sue grandi opere sono l’omicidio, l’assalto, la discriminazione e in casi estremi il genocidio.

Asmodeo e la Lussuria

Asmodeo appare nel libro di Tobia. La Bibbia illustra la sua storia. Il demone Asmodeo si innamora di Sara, figlia di Raguele, e ogni volta che questa si sposa uccide il marito durante la notte di nozze.
Arriva a uccidere sette uomini. Sara si promette allora a Tobia. Asmodeo vuole ucciderlo, ma con l’aiuto dell’arcangelo Raffaele riesce a liberarsi di lui. Tobia prende un pesce, gli strappa il cuore, i reni e il fegato, mettendoli sulla brace. Asmodeo non può sopportare i vapori che vengono sprigionati e fugge in Egitto, dove Raffaele lo incatena.
Il diavolo Asmodeo è legato alla lussuria. È il peccato dei pensieri possessivi nei confronti di un’altra persona (quelli che Asmodeo aveva su Sara), ed è anche legato a ogni tipo di compulsione sessuale e dipendenza dal sesso.

Mammona e l’Avarizia

Mammona è figlio di Lucifero e principe degli inferi. Appare nel Nuovo Testamento ed è Matteo a parlare di lui:
“Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. […] Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona” (Matteo 6, 19-21.24.2). Mammona è collegato all’avarizia, all’ossessione per le ricchezze, ma anche alla slealtà, al tradimento a beneficio personale, a corruzione, inganno o manipolazione.
Benedetto XVI ne ha parlato nella sua omelia nella cattedrale di Velletri il 23 settembre 2007: “Mammona è un termine di origine fenicia che evoca sicurezza economica e successo negli affari; potremmo dire che nella ricchezza viene indicato l’idolo a cui si sacrifica tutto pur di raggiungere il proprio successo materiale e così questo successo economico diventa il vero dio di una persona. È necessaria quindi una decisione fondamentale tra Dio e mammona, è necessaria la scelta tra la logica del profitto come criterio ultimo nel nostro agire e la logica della condivisione e della solidarietà”.

Belzebù e la Gola

Belzebù etimologicamente significa “Il Signore delle Mosche”, e questo termine era usato dagli ebrei per deridere gli adoratori di Baal. Appariva pieno di mosche, con il volto gonfio, corna nere e minacciose, peli e ali da pipistrello.
È collegato all’appetito smisurato a livello di mangiare e bere. Appare spesso nel Nuovo Testamento e viene usato direttamente come un altro nome di Satana (Mt 12, 24-29; Lc 11, 15-22).
Il Premio Nobel per la Letteratura del 1983 William Golding ha scritto un romanzo allegorico sulla condizione dell’uomo, intitolato Il Signore delle Mosche. La sua rappresentazione è simile a quella che appare nella Bibbia: la testa di un cinghiale issata su un bastone in un bosco “corteggiata” da migliaia di mosche mentre imputridisce.

Belfagor e la Pigrizia

Anche il nome di Belfagor è collegato a una divinità dell’epoca biblica. Si tratta di un dio assiro, Baal-Peor, che i moabiti adoravano sul monte Fagor. Lo chiamavano il Baal del monte Fagor, e da questo deriva il suo nome.
Nella Bibbia compare come “Baal Peor”: “Israele si stabilì a Sittim e il popolo cominciò a trescare con le figlie di Moab. Esse invitarono il popolo ai sacrifici offerti ai loro dèi; il popolo mangiò e si prostrò davanti ai loro dèi. Israele aderì al culto di Baal-Peor e l’ira del Signore si accese contro Israele. Il Signore disse a Mosè: «Prendi tutti i capi del popolo e fa’ appendere al palo i colpevoli, davanti al Signore, al sole, perché l’ira ardente del Signore si allontani da Israele». Mosè disse ai giudici d’Israele: «Ognuno di voi uccida dei suoi uomini coloro che hanno aderito al culto di Baal-Peor»” (Num 25, 1-5). Questo demonio è collegato alla pigrizia e a tutto ciò che è relativo a questo peccato. Inganna gli uomini perché questi non facciano nulla. Li seduce con stratagemmi proponendo loro grandi ricchezze. Viene rappresentato come un demonio muscoloso, alto vari metri, con una barba lunga, corna, zampe da lupo e artigli lunghi e sporchi.
In letteratura, Niccolò Machiavelli lo ha descritto nella sua opera Belfagor arcidiavolo, anche se la sua descrizione è più burlesca e ironica e con essa vuole criticare i vizi e i problemi dell’epoca.

Lucifero e la Superbia

Lucifero è il più noto dei demoni perché commette il primo peccato: vuole essere uguale a Dio. La tradizione lo mostra come un angelo molto bello che per superbia si è ribellato contro Dio volendo essere come Lui, motivo per il quale è stato confinato all’ambito terrestre.
Il suo nome appare in molte occasioni nella Bibbia. Per fare solo un esempio, Is 14, 12-14: “Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi,
mi farò uguale all’Altissimo”.
È legato alla vanità, alla prepotenza, alla superbia e al credersi superiore a tutto e a tutti. In letteratura voler essere come Dio è stato un tema molto trattato. Un esempio è il Paradiso perduto, in cui John Milton lo usa come protagonista del suo poema, un classico della letteratura inglese.



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